Il nuovo Leviatano

05.07.2021


John Ruskin spiegò bene che le città belle sono espressione di uomini realizzati mentre i posti brutti sono la conseguenza di <<società composte da pensatori morbosi e lavoratori miserabili>>.


Oggi la postmodernità vorrebbe far credere alle persone che il brutto va benissimo così, che si vive benissimo anche con l'architettura seriale socialista, che le villette a schiera anni Settanta di Reggio Emilia sono stupende e che se una cosa va bene per te deve andare bene anche per me.


Il progressista ama la fila, vuole gli appelli in ordine alfabetico, vuole i lasciapassare, la stessa medicina per tutti, gli stessi effetti collaterali per tutti e il punto d'arrivo sarà una sola medicina per tutti e per tutte le malattie: il vaccino universale.


La sinistra vuole la catena di montaggio, vuole la macchina (<<On n'échappe pas de la machine>>), vuole il cappellino misura unica con su scritto <<Siamo tutti uguali a te cosa toglie?>>. Vuole la tranquillità di uno Stato che organizza una cura (di Stato) e non vuole pensare che lo Stato possa sbagliare; chi lo pensa è un complottista. I problemi non esistono, non c'è mai <<correlazione>> tra la macchina e le sventure della virtù, tra la realizzazione del sé e i suicidi.


Pensiamo a un tipico simbolo ruskiniano: la moka, la caffettiera. Bisogna saperla usare, pulirla richiede gesti personalizzati, la procedura per farla funzionare è lenta e scandita, è un oggetto del passato, una sopravvivenza novecentesca nelle nostre case. Ecco, la moka esiste perché esistono le individualità, le scelte, le dosi, la ricerca del <<buono>>. Tutto questo puzza troppo di individuo per la sinistra, macchè, ci vogliono i piani quinquennali, le previsioni di sviluppo, i preventivi di spesa, le pianificazioni sociali in base alle quali un simbolo va sostituito perché fa pensare al passato quando invece il consumatore perfetto deve sempre pensare al futuro, al cambio del prodotto obsolescente.


Ecco perché il grande mistero di questa pandemia sono le cure domiciliari e le famose circolari che le proibivano. Siamo matti? Un medico individualista che elabora una cura individuale per un singolo individuo? Ma poi quella roba lì funziona solo in quel caso, non è replicabile, non è riproducibile, la componente umana sarà sempre troppo determinante e così i grandi sistemi, lo Stato, il vaccino, il Piano europeo di resilienza, rischiano di essere ostacolati.


Strano questo Leviatano così immenso -Thomas Hobbes dice che è talmente grande da non poterlo misurare- che ha così tanta paura del singolo individuo. E accosta egoismi: tutti uguali, tutti brutti, tutti tristi. E come si fa a non chiamare questa società col suo nome? Come si fa a non dire comunismo?


Di Boni Castellane.

Dall'Italia è tutto, buona giornata!

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